Chissà se mentre la politica gioca e Mattarella fa l’arbitro, qualcuno di loro si sia chiesto cosa sta succedendo fuori

Chissà se mentre la politica gioca e Mattarella fa l’arbitro, qualcuno di loro si sia chiesto cosa sta succedendo fuori

Di Nicholas Pellegrini

Siamo un paese diviso,spaccato, da una parte la politica che continua da giorni nel suo teatrino legato alla costruzione del nuovo governo, dall’altra, il popolo. Basta leggere i giornali e buttare un’occhio ai social network per leggere centinaia di possibilità legate al nuovo governo, Conte Ter, Governo d’unità nazionale, Draghi, Cottarelli,Letta,Di Maio, solo per citarni alcuni, un gioco politico che si sta portando avanti ormai da giorni. Abbiamo assistito alla ricerca dura e pura di senatori responsabili da parte di Conte, una ricerca finita nel vuoto e bocciata, che ha portato l’ex premier a dimettersi ma non ha mollare la presa. I nomi in ballo sono tanti, ognuno si sta giocando le sue carte, ognuno promette ma poi si rimangia tutto qualche ora dopo, siamo passati dal mai più con Renzi e siamo finiti al ‘parliamo con tutti, anche con I.V, abbiamo assistito a senatori di F.I. lasciare il proprio posto e accomodarsi alla corte di Conte in nome del paese, dicono, abbiamo assistito a tutto questo nelle stanze del potere.

Chissà se mentre la politica gioca, e Mattarella fa l’arbitro, qualcuno di loro si sia chiesto cosa sta succedendo fuori.

Siamo un paese stanco, depresso, assonnato, che osserva da spettatore questa partita, a cui non interessa giocare, e ne tanto meno tifare. Siamo un paese chiuso, nel vero senso della parola, costretti a dividere la nostra vita a colori, con regole che ancora oggi a distanza di tempo si faticano a comprendere e conoscere. Siamo un paese dove sono morti, stanno morendo e moriranno centinaia d’imprese, bar e ristoranti, milioni d’italiani hanno perso e perderanno il lavoro. Siamo un paese dove un imprenditore che ha lavorato una vita non ha più certezze, sogni e desideri, dove tutto ciò che aveva costruito gli si sta piano piano sgretolando nelle mani. Siamo il paese che ha più morti per covid, e siamo un paese ingolfato nella distribuzione del vaccino, ma siamo anche il paese che ha deciso di costruire delle primule (?) per la somministrazione del vaccino stesso. Siamo un paese dove è difficile avere fiducia nelle istituzioni, quello a cui stiamo assitendo è forse la pagina più vergognosa dal 1945 ad oggi (Politicamente parlando), siamo un paese dove la scuola è stata abbandonata, i nostri studenti pure. Siamo un paese dov’è è difficile sperare, costruire, sognare, siamo il paese dove milioni di giovani scappano all’estero, ora, guardiamoci negli occhi, con che coraggio diresti a un ragazzo ‘Rimani qua?’ Io ora non l’avrei, sono sincero. Siamo un paese dove la politica è distante anni luce da ciò che succede nelle strade, nelle case, dalla vita di tutti giorni di questo paese. Siamo il paese delle promesse, degli inganni politici, siamo il paese dove le piccole medie imprese muiono, e la politica gioca al famoso gioco ‘Alla ricerca del senatore costruttore’

Ci sarebbe da ridere, parlarne se non fosse che siamo nel pieno di una pandemia, che conviviamo con la paura, le morti, la perdita del lavoro, dell’istruzione, del lavoro, di uno stipendio, da più di un anno. La politica gioca, noi moriamo.

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