Febbraio si avvicina e spunta il libro: “ e allora le foibe?” Di Gobetti, riniziano i tentativi di negazionismo della sinistra?

Febbraio si avvicina e spunta il libro: “ e allora le foibe?” Di Gobetti, riniziano i tentativi di negazionismo della sinistra?

Di Emanuele Ricucci

Eccolo, eh!
Ecco dicembre che si scioglie nel pentolone di tutte le ansie e le schizofrenie, zampe di capra, pagine di Dpcm, lacrime di baristi, ristoratori e musicisti, sangue di partite Iva, resti di dignità, razionalità e intelligenza.
Si scioglie, con esso, il 2020 e si compone, all’orizzonte, il nuovo anno di cittadini de iure e sudditi de facto, meraviglia del progresso. Ecco, allora, affacciarsi timido febbraio. Febbraio, col suo dieci, il mese del ricordo dei martiri delle Foibe e delle mortali perversioni titine. Zitta, zitta, ma neanche troppo, ricomincia puntuale la propaganda distruttiva, troppe volte dal sapore “giustificazionista”, piccolina, negativa.
Nell’albo degli atti ufficiali che rimettono in discussione la storia, e questo è innegabile, ecco giungere ancora una volta tale Eric Gobetti, un tipetto secco e indefinito come un ramaccio d’ulivo in mezzo a centinaia di rami d’ulivo, col suo nuovo libro “E allora le foibe”, in uscita a gennaio.
Pubblicato da Laterza. Laterza…

Ognuno fa quel che vuole in questo posto lurido di uomini folla in calore ormai capaci di realizzare l’impossibilità di una maturazione intima e sociale nel pieno della libertà in loro possesso e giunti alla previsione definitiva sul suicidio cerebrale di massa che fu di Verga in Libertà. C’è chi crede che Cristo sia una favola, chi continua imperterrito, nonostante un tradimento imbarazzante e continuo, a votare Cinque Stelle, c’è chi cambia sesso a nove anni e chi “giustifica” le foibe come parto fascista (nell’estremo, terminale, tentativo di alcuni enti di eternare l’unica giustificazione di esistenza che li tiene in vita fuori tempo e fuori luogo: vincere l’infantile battaglia semantica con cui associare il significato del male per ogni cosa esistente anche nel presente, alla parola fascismo).
Ognuno fa quel che vuole, scrive e diffonde ciò che vuole, ma è chi compra, chi sostiene, chi legge, chi ragiona sopra le cose, chi coltiva se stesso, che ha la capacità di decretare l’utilità o l’inutilità, le pericolosità o l’autenticità, la serietà e la diffusione di certe visioni. Chi stampa e chi compra ha un ruolo importante e delicato, legittima l’esistenza del reale o delle favole, può portare il nulla a essere il tutto. Ognuno fa quel che vuole, ma se non si vuole la democrazia vietandola, proprio come vorrebbero a sinistra, a un’azione corrisponde una reazione.

Non è il libero arbitrio ma il gesto. Esistono perversioni indicibili che potrebbero essere messe su carta, visioni inenarrabili, arrotolamenti cerebrali o tesi fondate di assoluto rispetto ma pericolosissime che, però, non trovano spazio, specie con una casa editrice storica e ben nota a tutti. Quest’ultima, decidendo di pubblicare, garantisce un ponte di conoscenza, una diffusione, una legittimazione, una dignità pubblica e offre un valore commerciale, e di rimbalzo culturale, di certe visioni che, altrimenti, rimarrebbero senza pubblicazione o verrebbero date alle stampe con la casa editrice antifascista locale “fasciappesi editori” o, viceversa, con “fasciforever”.

Nell’abstract del libro di Gobetti si legge: “Questo libro è rivolto a chi non sa niente della storia delle foibe e dell’esodo o a chi pensa di sapere già tutto, pur non avendo mai avuto l’opportunità di studiare realmente questo tema. Questo “Fact Checking” non propone un’altra verità storica precostituita, non vuole negare o sminuire una tragedia. Vuole riportare la vicenda storica al suo dato di realtà, prova a fissare la dinamica degli eventi e le sue conseguenze. Con l’intento di evidenziare errori, mistificazioni e imbrogli retorici che rischiano di costituire una ‘versione ufficiale’ molto lontana dalla realtà dei fatti. È un invito al dubbio, al confronto con le fonti, nella speranza che questo serva a comprendere quanto è accaduto in anni terribili”.

È ancora lecito porsi domande o serve un apposito Dpcm che disciplini questo curioso atto? Chi non sa niente della storia merita di essere contaminato con l’oggettiva professionalità o con una lettura estremamente di parte? Questo libro non vuole “sminuire o negare” ma, suvvia, vuole iniziare un serio percorso di delegittimazione dei drammatici fatti legati alle foibe, facendo perdere senso e passione agli italiani? Un invito al dubbio, dunque, nonostante esista un giorno di ricordo nazionale istituito con la legge 30 marzo 2004 n.92? A chi giova avere dubbi in tal senso? A cosa serve avere dubbi in tal senso? Perché? Dubbi enormi, immaginiamo, e che possiamo nutrire anche verso chi ha nascosto o negato agli italiani questo orribile momento di stop cerebrale per settant’anni.

Dunque, perché una grande casa editrice, storica e rinomata, dovrebbe prestarsi a pubblicare un testo del genere, con una rilettura delle persecuzioni antitaliane da parte slava che hanno colpito, per altro, anche bambini, donne, anziani e molti partigiani, celebrate ogni anno con legge nazionale e quindi determinanti, dal 2004, la memoria nazionale, ulteriore e unificante del popolo italiano? Le tesi in questione (che trovate qui https://www.sinistrainrete.info/storia/17210-eric-gobetti-e-allora-le-foibe.html e che qui vengono confutate, oltre alle decine di contributi ufficiali, istituzionali https://associazioneitalia.blogspot.com/2020/02/falsita-e-tesi-superate-le-armi.html)? A me basta il gesto editoriale. Per le tesi esistono decine di storici di gran pregio, che ben conosco, che meglio di me potrebbero, e lo faranno, smontarle con estrema gioia e semplicità. Questo poco mi preoccupa e di questo Gobetti, ovunque sia, chiunque sia, non me ne frega un cazzo, lo condanno all’inesistenza personale e quindi inutile, come lui farebbe con me. Mentre Laterza ci faccia capire, in una portentosa e leopardiana nota stampa, la propria maturazione, quella profonda volontà di mutazione, quel viaggio introspettivo in una buca del terreno profonda centinaia di metri che l’ha condotta a fare questa scelta editoriale, storica, culturale. La necessità di farlo, l’improvvisa voglia salvavita nazionale di farlo.

Sia libero, Gobetti, di riempirisi di dubbi, sia libero ognuno, però, di nutrirsi di dati, fonti, dinamiche, e non immaginifiche letture, fornite nella composizione del giorno di ricordo nazionale che se è tale avrà un motivo per esserlo.
10, 100 o 1000, come scriverebbero su un muro i centri sociali a proposito della morte di un poliziotto, poco importerebbe. Conta, contrariamente, la costruzione e la celebrazione della memoria che costruisce la piena coscienza di un popolo che non sia cieco e muto.

Riaffiorano alla menti le immagini mai abbastanza o degnamente diffuse degli ultimi mesi, non del 1956, di nuove decine e decine e decine di ossa trovate di recente nelle profondità del terreno in alcuni punti specifici del regno europeo, che rinforzano fortemente l’orribile dramma delle foibe. Solo per citarne una freschissima, il ritrovamento delle ossa di cinque donne e di un centinaio di adolescenti tra i 15 e 17 anni, nella zona del Kocevski Rog, in Slovenia.

Non a Laterza, né a Gobetti, ma a chiunque: come si può giustificare il male? Come si può pensare di restituire a un male minore un male ancor più grande ed efferato? È questa la pace genitrice su cui hanno fondato la nuova Europa postbellica? Come riconoscere i crimini italiani può giustificare crimini perversi, demoniaci, stupri, torture e uccisioni di altri per vendetta? Questa è la maturità su cui si costruisce la storia, anche del presente?

Sbaglierò io, come sempre…

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