I tre misteri delle toghe sporche

In effetti che delinqua un criminale è grave, che delinqua un soggetto che rivesta determinate cariche lo è di più. Il vox populi nel primo caso sarà di indignazione, nel secondo anche di sfiducia generalizzata verso le istituzioni. È quanto accaduto con il caso delle toghe sporche. Tutto ha avuto inizio con un’ indagine a carico di Luca Palamara.

Di Samuele Valente

Qualche mese fa veniva chiesto all’ avv. Giulia Bongiorno un parere sullo scandalo che ha toccato i vertici organizzativi della magistratura.
Lei faceva notare che vi sono fondamentalmente due cariche in grado di assolvere o condannare: il giudice e il sacerdote.
Era un modo per indurci tutti a riflettere. In effetti che delinqua un criminale è grave, che delinqua un soggetto che rivesta determinate cariche lo è di più. Il vox populi nel primo caso sarà di indignazione, nel secondo anche di sfiducia generalizzata verso le istituzioni.
È quanto accaduto con il caso delle toghe sporche. Tutto ha avuto inizio con un’ indagine a carico di Luca Palamara.

Di chi si tratta?
Membro del CSM tra il 2014 e il 2018, ex esponente dell’ANM, membro della corrente UNICOST, indagato perché secondo l’accusa avrebbe accettato denaro o altre utilità per favorire nomine per cui i corruttori nutrivano interesse.

Le indagini
Il cellulare del noto magistrato è stato messo sotto controllo per mezzo del Trojan horse, un virus informatico molto più invasivo rispetto un’ ordinaria intercettazione ed in grado di captare tanto i dati propri del dispositivo, quanto informazioni al livello ambientale. Lo strumento era nato inizialmente quale mezzo di indagine per reati di stampo mafioso, ma con lo Spazzacorrotti il suo utilizzo è stato esteso a reati tipici della Pubblica amministrazione.

I Fatti
È emerso che in occasione di incontri non ufficiali si è parlato di assegnazione di numerose nomine, tra cui quella per la procura di Roma e quella di Perugia.
Il dubbio è che le stesse siano state decise non soltanto facendo prevalere sul curriculum logiche di spartizione tra correnti, ma anche tenendo conto di interessi privati di singoli magistrati, politici e imprenditori.

Effetto TROJA sul CSM
Nelle intercettazioni compaiono anche i nomi di ben cinque consiglieri. Oltre a Luigi Spina, indagato per rivelazione di segreto d’ufficio, Luigi Morlini, Corrado Cartoni, Luigi Lepre e Paolo Criscuoli.

Effetto TROJA in Parlamento
Tra i presenti agli incontri anche Luca Lotti e Cosimo Ferri, deputati del Partito Democratico.

Il 9 ottobre si è quindi concluso il processo disciplinare. La pena per Luca Palamara è la più severa in assoluto, la radiazione dall’ordine. É stata accolta la tesi secondo cui si sia ‘’trattato di un’indebita manipolazione dei meccanismi decisori di tipo istituzionale in sedi non istituzionali in forma occulta”
Ma siamo sicuri che terminato il processo le toghe siano ormai pulite?
In particolare sorgono 3 grandi misteri:

La lista negata
Perché all’imputato è stata negata dalla Procura Generale di Cassazione la possibilità di avvalersi di 128 testimoni su 133?

Unico responsabile
Come è possibile che una vicenda che rechi il nome magistropoli, che per sua natura è sinonimo di un sistema di illegalità diffusa, culmini nella liquidazione di uno solo?

Rapporti con potere politico
Dalle intercettazioni sono emersi numerose conversazioni tra l’imputato ed esponenti del Partito Democratico, tra cui Nicola Zingaretti. Perché non si è fatto luce su dei rapporti che dovrebbero essere delimitati da una netta linea di confine al fine di tutelare la separazione dei poteri?

L’impressione al termine di questa triste vicenda è che si sia trovato il capro espiatorio a cui addossare tutte le responsabilità di un sistema marcio e degradato.
Il potere giudiziario sembra non voglia riformarsi. Il malcapitato è stato espulso, ma la giustizia resta malata.
Che il parlamento alzi la testa ed istituisca una commissione di inchiesta!

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