Il lento crepuscolo

Il concilio non fu che l’inizio, il principio di un lento crepuscolo che in questi giorni, sotto il pontificato di Jorge Mario Bergoglio, ha portato alla firma dell’enciclica “Fratelli tutti”.

Di Alessio Benassi

Negli anni settanta il vento del “rinnovamento” scuote la Chiesa, il concilio Vaticano II è in corso, prima di una riunione un anziano cardinale si accosta al Santissimo Sacramento, è anziano ma forte. Il porporato guardando il tabernacolo è assai turbato, prega e a voce alta dice ai suoi collaboratori presenti:”Il Concilio più che una nuova aurora per l’umanità, è una lunga notte per la Chiesa […] prego Dio di farmi morire prima della fine di questo Concilio, così almeno muoio cattolico”, con queste parole il cardinale Alfredo Ottaviani intraprese l’ennesima riunione conciliare da difensore del magistero, non a caso amava autodefinirsi il “carabiniere dell’Ortodossia”.
Ma il concilio non fu che l’inizio, il principio di un lento crepuscolo che in questi giorni, sotto il pontificato di Jorge Mario Bergoglio, ha portato alla firma dell’enciclica “Fratelli tutti”.

Detto testo, terzo documento firmato da Francesco, è il sunto sulla sua “dottrina”, in pratica tratta di: nuovo umanesimo, fratellanza universale, condanna di tutte le guerre, condanna della pena di morte, difesa dell’immigrazione, no alla “cultura dei muri”, contrarietà ai populismi, amicizia sociale e ambientalismo vario qua e là.

Insomma un testo che propugna un deismo generico, una filantropia laica, la distorsione della figura del vero San Francesco, molto illuminismo ateo e un mondialismo imperante da Nuovo ordine mondiale massonico, della serie, se fosse stata redatta da Voltaire o Robespierre con il suo “essere supremo” non ci sarebbe da meravigliarsi, che tale documento sia stato prodotto dal Vaticano potrebbe far sconcerto, ma visti i precedenti da post concilio tutto torna.

Riportando alla mente le parole di un grande vescovo del secolo scorso, che affrontò la tempesta del modernismo con coraggio, Monsignor Lefebvre, negli anni settanta disse:”Roma ha perso la fede, cari amici, Roma è nell’apostasia. Queste non sono parole, non sono parole in aria che vi dico, è la verità! Roma è nell’apostasia. Non si può più dare fiducia a questa gente”.

E se Roma era nell’apostasia allora, oggi la situazione è del più completo deserto spirituale, la “chiesa in uscita” dal post sinodo amazzonico che ha portato idoli amerindi e feticci pagani nella basilica di San Pietro, è una costruzione agli antipodi rispetto al “depositum fidei” che da duemila anni sono la vita e la tradizione della Chiesa, la dottrina che Cristo trasmise agli apostoli, si diffuse con i primi nuclei cristiani e che trasmessa nei secoli rimase perfetta ed immutata sino a prima del terremoto innovatore.

La dissipazione e la storpiatura della dottrina cattolica ha portato alla divisione, al caos e alla creazione di una “chiesa” che venera l’uomo e non Dio, che rinnega la sua storia e che crea un’ associazione umana asettica e laica in completa opposizione al Corpo mistico della Chiesa di Cristo.

Una situazione che attanagliò il cuore del Cardinale Caffarra, uno dei firmatari dei Dubia e scomparso del 2017, con le sue ultime parole parlò addolorato ad un sacerdote dicendo:”Il Signore non abbandonerà mai la Sua Chiesa. Gli Apostoli erano dodici e il Signore ricomincerà con pochi. Immagina la sofferenza di Sant’Atanasio che rimase da solo a difendere la verità per amore di Cristo, della Chiesa e degli uomini. Dobbiamo avere fede, speranza e fortezza”, il cardinale riferendosi a Sant’Atanasio ricorda la dura lotta dei cattolici contro gli eretici ariani, quando nel IV secolo questi avevano preso de facto il controllo della Chiesa. Lo stesso Atanasio fu scomunicato ed esiliato, ma poi la Chiesa tornò alla fede, riprese le linee del concilio di Nicea e Atanasio venne proclamato Santo.
Il cardinale Caffarra vide il parallelismo tra la lotta di allora e la crisi attuale, ricordando che solo avendo fede si può resistere.

Ergo, anche questa enciclica rasenta un altro passo nel crepuscolo post conciliare, ma non si tratta sicuramente del crepuscolo della Chiesa, anche nelle parole profetiche del “Pastor Angelicus” Papa Pio XII si evince questa situazione di crisi:”Sento intorno a me che gli innovatori desiderano smantellare la Sacra Cappella, distruggere la fiamma universale della Chiesa, rifiutare i suoi ornamenti e renderla piena di sensi di colpa per il suo passato storico. Ecco, sono convinto che la Chiesa di Pietro dovrà rivendicare il suo passato, altrimenti si scaverà la sua stessa tomba. […] Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato rinnegherà il proprio Dio, quando la Chiesa dubiterà come dubitò Pietro. Essa sarà allora tentata di credere che l’uomo è diventato Dio, che suo Figlio è solo un simbolo, una filosofia come tante altre. Nelle chiese i cristiani cercheranno invano la lampada rossa dove Gesù li aspetta; come la peccatrice in lacrime davanti alla tomba vuota, grideranno: “Dove lo hanno portato?”.

Sarà allora che si alzeranno i sacerdoti dall’Africa, dall’Asia, dalle Americhe – quelli formati nei seminari missionari – che diranno e proclameranno che il “pane di vita” non è un pane ordinario, che la Madre del Dio-uomo non è una madre come molte altre. Ed essi saranno fatti a pezzi per aver testimoniato che il Cristianesimo non è una religione come le altre, poiché il suo capo è il Figlio di Dio e la Chiesa (cattolica) è la sua Chiesa.”

Ma anche oggi, nonostante questa grande tribolazione, ritorna sempre la promessa che Gesù fede a Pietro:”Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversum eam” cioè “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” il male non trionferà perché come scrisse San Paolo nella lettera ai Romani:”Si Deus pro nobis, quis contra nos?” 

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