Il mio Nietzsche, superuomo, eretico, visione del mondo, di Gianluca Donati

Il mio Nietzsche, superuomo, eretico, visione del mondo, di Gianluca Donati

La prima volta che sentii il nome di Nietzsche fu nell’infanzia, ascoltando una canzone del cantautore Antonello Venditti che mi è sempre piaciuta: “Compagno di scuola”. Il verso in questione recitava: “Mezzogiorno, tutto scompare, avanti tutti al bar/ Dove Nietzsche e Marx si davano la mano/ E parlavano insieme dell’ultima festa/ E del vestito nuovo, buono, fatto apposta”. Sebbene fossi solo un bambino, sapevo che Marx era il teorico dell’ideologia comunista che predicava l’uguaglianza sociale. L’altro nome invece mi era del tutto sconosciuto, ma avevo capito dal senso del testo della canzone che “quel Nietzsche” doveva rappresentare in qualche modo “l’opposto” di Marx. Se la sinistra era ispirata dal marxismo, la destra doveva esserlo dell’altro pensatore. Da lì il primo sospetto che non fosse vero il mantra che “la cultura fosse un’esclusiva dell’estrema sinistra”, ma che vi fosse anche una cultura “di destra”, che per qualche ragione era meno conosciuta. Pochi anni dopo, quando iniziai a interessarmi alla politica, il mio orientamento fu più legato a fattori culturali che strettamente politici. Mi era chiaro in cosa consistesse la cultura di sinistra, mentre non avevo ancora compreso quella di destra. Ricordandomi la canzone di Venditti, decisi di indagare su Nietzsche. Cioè, consideravo più intelligente e interessante ricercare quello che non mi era ancora chiaro. Il primo libro che lessi di Nietzsche fu “L’Anticristo”. Scelsi quello – onestamente – perché era il più breve e volevo avvicinarmi al filosofo tedesco “a piccoli passi”. Mi fu subito chiaro ancor prima di acquistarlo, semplicemente sfogliandone le pagine, che “L’Anticristo” Nietzschiano non aveva nulla in comune con la figura reale dell’Anticristo biblico, ovvero, dell’incarnazione del maligno. Insomma, non era – per intenderci – un testo satanico, bensì, un saggio filosofico, dove “L’Anticristo” in questione è una metafora di un individuo “liberato” dall’oppressione della religione e della morale giudaico-cristiana. Il pensiero di Nietzsche mi conquistò, al punto che volli approfondire acquistando anche gli altri sui libri. Tuttavia, nonostante la folgorazione, non perdetti mai la fede nel cristianesimo, casomai, ebbi conferme alla mia diffidenza nei confronti delle chiese e delle religioni, conservando una posizione di credente, laico non praticante. Benito Mussolini che era stato in gioventù socialista (quindi marxista), ebbe modo di affermare: “Mi capitarono tra le mani le sue opere. Le lessi senza indugio. Esse fecero su di me una profonda impressione. Mi hanno guarito dal mio socialismo; mi hanno aperto gli occhi sul gergo ipocrita degli uomini di stato, che parlano di ‘consenso del popolo sovrano’, del valore intrinseco del parlamento e del suffragio universale. Anche una dottrina positiva di Nietzsche mi ha fatto particolarmente impressione:’vivi pericolosamente’. Da allora l’ho fatto”. Sebbene il fascismo non debba la sua genesi unicamente a Nietzsche, certamente concetti quali “superuomo”, “volontà di potenza”, “eterno ritorno”, “vivere al di là del bene e del male”, furono fondamentali per l’ideologia nazional-fascista. Ma il pensiero di Nietzsche è stato spesso “alterato” o “frainteso”. Per esempio, chi dipinge Nietzsche come un “ateo”, sbaglia. Da alcuni passaggi dei suoi libri, si scorge la disponibilità Nietzschiana di “ipotizzare l’esistenza di un Dio”. Più che ateo, direi che egli fosse “agnostico” e che più in generale considerasse la civiltà classica greco-romana fondata sul paganesimo, come “superiore”, rispetto a quella che ai suoi occhi era considerata, “degenerazione giudaico-cristiana”. Mentre Marx negava l’esistenza di Dio, Nietzsche proclamava che “Dio è morto”. Ma quella del filosofo tedesco era più o meno una diagnosi, in quanto, mentre scriveva i suoi trattati filosofici, il cristianesimo aveva già iniziato la sua china. Ma la scristianizzazione che Nietzsche aveva intuito, non ha fatto sorgere – come lui auspicava – il superuomo. “L’uomo è una corda tesa tra la bestia e il superuomo” proclamava dall’alto della sua folle saggezza. Forse. Ma anziché ascendere verso l’Oltre umano, egli è regredito a livello bestiale. Se Nietzsche resuscitasse, certamente accerterebbe che la modernità nella quale viviamo, non è quella che lui aveva profetizzato, e forse, dubiterebbe del valore di alcune sue teorie. Perché in realtà stiamo effettivamente vivendo un ritorno a un paganesimo, ma “alla morte di Dio” non sono rinati gli dei, e men che meno e sorta una nuova etica o una nuova civiltà culturale. Troppi a destra scambiano “Vita spericolata” di Vasco Rossi, con il “vivere pericolosamente” di Nietzsche. La visione Nietzschiana era profondamente “aristocratica”; immaginava un’élite, ma che significa un insieme di persone dotate di caratteristiche precise, più colte e autorevoli, e perciò con il privilegio e il dovere di governare negli interessi di tutti. Viceversa, mentre oggi il potere politico si sta avvitando su un modello oligarchico esclusivamente plutocratico che ha solo più potere di censo, giammai di virtù, il resto della società si è livellata vivendo d’istinti bestiali. La morale cattolica, non è stata sostituita da un’etica laica, bensì, è rimasto il vuoto del nichilismo e del relativismo. Il superuomo, non è sorto, casomai albeggia pericolosamente il transumanesimo, dove anziché affidarci alla saggezza filosofica e alla virtù religiosa, ci s’illude sull’elevazione umana tramite scienza e tecnica. Tuttavia, io sono convinto che la lezione di Nietzsche possa esser ancora oggi valida, a patto di non considerarlo una specie di “vangelo laico”. Quello che suggerisco è un “nietschismo eretico”, speculare al celebre “marxismo eretico” di Pier Paolo Pasolini. E il punto di partenza – paradossale – di questo possibile pensiero sorgivo, è di rivalutare il concetto di “superuomo” ma rovesciandolo rispetto a come lo aveva teorizzato Nietzsche. Il perno del pensiero del filosofo tedesco era il “superamento della metafisica”, o quantomeno, la sua riduzione a “ipotesi astratta”. Ma così si scivola nel positivismo, e quindi, di nuovo nel materialismo. Se possiamo e vogliamo immaginarci un “superuomo”, è piuttosto come sforzo di “superare la materia”, senza cadere necessariamente nel platonismo o, peggio, nello gnosticismo. Platone può essere uno spunto, ma la realtà è fatta di spirito e materia, di anima e carne. Il superomismo che suggerisco non è negare la materia, fustigare la carne, bensì viverla nella sua pienezza come dono di Dio, e non come gabbia di un fantomatico Demiurgo; però materia e carne devono subire un processo di “spiritualizzazione”, proiettando cioè verso l’esterno, l’interiorità: rendere il reale, ideale. Avere una visione spirituale della vita. Più che moralismo bigotto, suggerisco l’autodisciplina e, vien da sé, una politica che si ponga finalmente un compito “formativo” della società. Ma perché questo sia possibile, il mito del superuomo, deve riallacciarsi con la metafisica, quindi, con la fede e la religione, sebbene ripensata totalmente. Deve cioè accadere il paradosso che il pensiero dell’Anticristo nietzschiano s’intrecci con la Verità del Cristo. Può sembrare assurdo, ma se pensiamo all’ultimo mezzo secolo, dobbiamo riconoscere che un’idea ben più eretica è stata possibile: il cattocomunismo, che si è probabilmente concretizzato nel suo culmine con l’ascesa di Papa Francesco. Se è stato possibile un dialogo tra marxismo e cattolicesimo, ovvero, tra ateismo e fede, fino al paradosso di una loro fusione, è altresì immaginabile un dialogo tra nietschismo e cattolicesimo, ossia, tra un agnosticismo paganeggiante e il dogma della religione cristiana. Clericofascismo dicevano un tempo i maligni. Perché questo incontro possa però avvenire, occorre giustappunto che il nietschismo si apra a una visione metafisica e la consideri come l’unica via per l’ascesi superomista, e che dall’altra parte la Chiesa cattolica e l’insieme delle comunità cristiane si aprano al mito del superuomo. Un’apertura “a destra” della Chiesa. Ciò implica che la parte cattolico-cristiana con la quale il centrodestra può e deve dialogare, è naturalmente quella tradizionalista e conservatrice, che da troppo tempo è messa in minoranza dalla componente modernista e progressista. E del resto il più grande limite di Nietzsche è stato quello di annunciare “la morte di Dio” duemila anni dopo Gesù, infatti, la scristianizzazione era stata giù profetizzata prima ancora che la Chiesa avesse inizio: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” furono le parole del Messia. Nietzsche – forse inconsapevolmente – aveva annunciato che si stavano avvicinando i tempi apocalittici e messianici. Perciò noi sappiamo che se “Dio è morto”, è anche vero che è risorto e che ha promesso il suo ritorno. Alla fine, non è escluso, che paradossalmente il tradizionalismo conservatore cattolico e cristiano non possa coincidere con un’immagine più “trasgressiva” della figura di Gesù; lasciatemi fantasticare un “Cristo pagano”, un monoteismo che non s’identifichi più nel Gesù martire in croce, ma con il Cristo risorto che promette il suo Ritorno, e con esso, la restaurazione di un Ordine Divino primordiale. Alla fine, pensiero greco, diritto romano e valori cristiani, culminano e coincidano, una fusione, una perfetta comunione, dove l’obbedienza a Dio non nega la libertà individuale, ma la compie e l’oltrepassa.


Gianluca Donati.

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