Il miracolo di Netflix: Giorgio Rosa trasformato in sessantottino

Il miracolo di Netflix: Giorgio Rosa trasformato in sessantottino

Molti di voi avranno visto su Netflix il Film “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose”, con il regista Sidney Sibilia.


Per chi non l’avesse visto si tratta della storia di Giorgio Rosa, un ingegnere bolognese che fonda uno stato indipendente su di una piattaforma a largo di Rimini, fuori dai confini nazionali. La piattaforma resiste per più di un anno anche dotandosi di Costituzione, Lingua Ufficiale, Governo, Ministri, Poste, Passaporti, bandiera, fino a che, nel Giugno 1968, lo Stato Italiano inizia a preoccuparsi. Il Governo Moro, dimissionario, decide di occupare la piattaforma. Il Governo Leone, nel Febbraio del 1969, la distrugge fisicamente ponendo così fine all’esperienza dell’Isola delle Rose.


Ho avuto il piacere di vederlo qualche settimana fa, appena uscito. Non l’ho trovato un capolavoro, ma non ne posso nemmeno parlare male, sicuramente un bel film, una storia non banale e poco conosciuta raccontata in modo avvincente e coinvolgente.

Quello però che non viene raccontato adeguatamente è la figura di Giorgio Rosa, l’ingegnere che ebbe l’idea e costruì l’Isola delle Rose.

Quando ho visto il film mi sono infatti fatto un’idea di Giorgio Rosa tendenzialmente simile a quella che si sono fatti molti altri: un sessantottino, contro le frontiere, contro le nazioni e gli Stati, contro i confini, insomma, un eroe moderno secondo i canoni della sinistra occidentale.

La figura reale di Giorgio Rosa è però molto diversa dalla realtà. Come si evince infatti dalla sua intervista del 2008 rilasciata al Corriere di Romagna Giorgio Rosa aveva delle idee ben precise:

“Quanto all’Italia, io sono nato in periodo in cui la nazione era nazione: per me la patria è finita l’8 settembre del ’43. Non vado a votare e mi tengo alla larga dalla politica.”

Insomma, le sue idee paiono chiare, non era certo un tipico sessantottino, era piuttosto mosso dalla volontà di fare soldi, di mettere a frutto la sua laurea in Ingegneria. Ciò che lo spingeva, oltre all’ideale di libertà, sicuramente fondamentale nella sua mentalità, era la volontà di “sfuggire alle imposizioni fiscali e alla burocrazia”.

Rosa veniva appellato con l’epiteto di “fascistone stravagante” anche se, bisogna dirlo, collaborò con le organizzazioni esperantiste che supportarono moltissimo l’isola, la quale, infatti, adottò l’Esperanto come lingua ufficiale.

Una volta affondata la piattaforma, il Governo dell’Isola delle Rose cercò di continuare come Governo in esilio, provando a controbattere all’Italia dal punto di vista legale. Fu ad esempio acquistata un’imbarcazione che batteva bandiera straniera, la bandiera dell’Isola delle Rose, e furono emessi francobolli dedicati all’occupazione dell’isola. I francobolli si rivelarono poi il vero business dato che venivano venduti a prezzi particolarmente alti ed i turisti erano disposti a spendere molte lire per averli. Sui francobolli, non a caso, era impressa la frase “Hostium Rabies Dirui” (La rabbia dei nemici distrusse), proprio la stessa frase presente sui francobolli della RSI del 1944.

Fu presentata una lunga serie di ricorsi per salvare l’isola, a cui diede un forte contributo, non a caso, il fondatore della sezione del MSI di Rimini, Cleto Cucci.

Rosa, inviso ai comunisti, subì anche la forte contrapposizione della chiesa cattolica e della DC che seguendo alcune voci riguardo spogliarelli e donnine fecero di tutto per combattere il progetto.

Alla fine dell’intervista, rispondendo alla domanda se avesse avuto paura, Rosa ci dà un altro particolare: “Non ho mai avuto paura, neppure da ragazzo sotto le bombe degli americani. O quando scappavo sui tetti dai partigiani”

Nella pellicola c’è anche tempo per una “lacrima strappa storia” in pieno stile ideologico Netflix. Il film infatti, come è giusto che sia, romanza la storia, modificando determinate situazioni e personaggi ed aggiungendone di nuovi. Tra questi l’inserimento della figura del migliore amico, Maurizio Orlandini (che, secondo le nostre fonti, non risulterebbe presente nella storia vera). Nel film Maurizio, guarda un po’, ruba i soldi al padre dando la colpa agli immigrati meridionali. Messaggi politici?

Per concludere: non credo che l’ideologia di Rosa sia determinante e non vogliamo certo tirarlo per la giacca dalla nostra parte. Ciononostante meritava un piccolo approfondimento una figura interessante di cui non era stato detto tutto.

(per maggiori info rimandiamo alla suddetta intervista sul Corriere di Romagna)

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