Il Sovranismo Europeo: scenari e spiragli circa l’indipendenza del Vecchio Continente.

Il Sovranismo Europeo: scenari e spiragli circa l’indipendenza del Vecchio Continente.

Alla luce delle vicissitudini interne agli Stati Uniti, occorre interrogarsi circa il futuro collocamento dell’Italia nel contesto internazionale.
La questione non è così scontata come sembra; uno dei miti del conservatorismo europeo filo-statunitense, Donald Trump, sembra oramai essere destinato a cadere sotto i colpi della polarizzazione interna agli States, nonché in vista dell’imminente transizione in senso Dem (oltre al rischio concreto del 25esimo emendamento).

L’invito formulato ai tempi da Trump all’Italia affinché uscisse dall’UE, unito alle pressioni di Putin di segno convergente, lasciano intendere (come è chiaro che sia) , che la nostra politica internazionale è sempre più legata ad interessi altrui.


Il sovranismo, inteso come ciò che si presenta, ovvero come una intransigente difesa degli interessi della nostra Nazione, dovrebbe preoccuparsi (e non poco) di queste ingerenze provenienti dall’esterno del contesto Europeo e che hanno la chiara valenza di una richiesta di allineamento a politiche economiche e commerciali che limiterebbero invece la stessa sovranità italiana.


E’ facile dimostrare, dando un’occhiata al nostro bilancio, che l’interesse nazionale è irrevocabilmente connesso alle tendenze dell’economia europea molto più di quanto lo sia a quella statunitense e ancor meno russa. È giunto il momento di interrogarsi circa la possibilità di dar vita ad un progetto di Sovranismo Europeo, sull’impronta di quello proposto da Emmanuel Macron, tenendo però a mente le falle nel sistema europeo attuale, falle che tutta via sono soprattutto lo specchio del l’incapacità di alcuni leader nell’allocare fondi e risorse garantite dall’Unione. Tale incapacità, paradossalmente, è inesistente nel contesto di Visegrad, dove la crescita di Ungheria e Polonia può essere ricondotta per l’appunto alla competenza dei rispettivi leader in materia economica e di allocazione delle risorse. Appunto per questo il progetto di un’Europa Federale e potente, libera da influenze esterne (anche in ambito militare) passa per la valorizzazione di tali modelli che, seppur non privi di difetti, sono maestri in senso di pianificazione. Sullo stesso piano, un sostegno diffuso ad un progetto di tale portata richiede inevitabilmente una svolta democratica dell’Unione, che deve essere rivendicata, o quanto meno può essere rivendicata con forza, sulla base dell’ottemperanza al giusto impiego degli elementi che essa metterebbe a disposizione degli Stati Nazionali, ovviamente rispettando le peculiarità culturali e le scelte in merito ai temi etici e di politica interna che questi ultimi vorranno adottare.


Possono delle figure come Salvini o Meloni far propria questa battaglia, che sarebbe un ampliamento (e non uno svilimento) di quella per la sovranità nazionale? Saranno in grado di cogliere questa occasione circa le possibilità di ricostruire una politica estera comune, garantita da un Esercito Comune Europeo, con la quale si potrà porre un freno al problema destabilizzante dell’immigrazione di massa, al contempo combattendo in modo diretto il terrorismo islamico?


Agli occhi di molti ciò sembrerà difficile ed utopistico ma in realtà è molto più fattibile di ciò che si crede.
La difesa della sovranità nazionale passa ora per la consapevolezza dell’importanza dell’indipendenza da Stati Uniti e Russia (ma non solo) di un contesto sempre più internamente complesso e da ricomporre come quello europeo, alla luce anche della storia millenaria che accomuna le realtà presenti in quest’ultimo e che supera di gran lunga quella delle altre realtà con le quali siamo portati ad interagire.

Competenza ed orgoglio identitario dovranno andare di pari passo se vogliamo ricostruire la domus Europea.

Niccolò Rossi

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