In questi ultimi tempi stiamo assistendo a una deriva devastante un crescendo rossiniano di pazzie “liberal”…

In questi ultimi tempi stiamo assistendo a una deriva devastante un crescendo rossiniano di pazzie “liberal”…

Di Gianluca Donati

Ci sarà un motivo se io per primo ho coniato il termine “radical-shock”, come degenerazione del “radical-chic”. In questi ultimi tempi stiamo assistendo a una deriva devastante un crescendo rossiniano di pazzie “liberal”, di un antiproibizionismo libertario assurdo ed estremizzato oltre ogni possibile immaginazione. Il liberalismo – spinto oltre ogni limite – rischia di essere paradossalmente il cavallo di troia di un vetero-marxismo di ritorno che assurge a una sua rivincita postuma e una vittoria finale, se non è fermamente stoppato. Intendiamoci, il declino dei costumi è grave di per sé, e non perché possa spianare la strada a una nuova forma di comunismo. Tuttavia è curioso che la componete più moderata e liberale del centrodestra, non si renda conto che da decenni, cavalcando “da destra” il Sessantotto e la sua ondata, rischia prima o dopo di abbattere realmente la borghesia e la civiltà occidentale, per sovvertirla in un socialismo reale. D’altronde il ’68 l’hanno fatto i borghesi. Lo intuì lucidamente Indro Montanelli che ravvise nella contestazione studentesca, il tradimento della classe sociale di cui faceva parte, la borghesia, che si era spostata “a sinistra”, non certo perché volesse rovesciare il capitalismo, bensì perché anelante di liberarsi della morale cattolica e dei costumi tradizionali. Il capitalismo divenne “progressista”, senza per questo convertendosi al socialismo. Ciò spinse Montanelli a lasciare “Il Corriere della Sera” e fondare “Il Giornale”. D’altro canto basta vedere un film (tra l’altro bellissimo) come “The dreams” di Bernardo Bertolucci (regista certamente non contrario allo spirito della rivoluzione culturale) per avere la conferma che i “sessantottini” altro non erano, borghesi viziati che semplicemente “cazzeggiavano”. Ma il rischio è che continuando a minare le fondamenta della nostra civiltà e della nostra cultura, alla fine crolli tutto, e i segnali sono già molto evidenti. Il liberalismo come strumento per instillare il comunismo a piccole dosi, attaccando – diremo per semplificare il concetto – Dio, Patria, famiglia. L’elenco di follie anarcoidi è infinito; qui citeremo solo una delle ultime “mode”, lanciata dal neofemminismo, una pazzia che affonda le sue marce radici negli anni Settanta, quando in epoca hippie, acide zitelle del femminismo storico preferivano non usare nulla durante i giorni del ciclo, così che le mestruazioni non fossero più considerate un tabù: parlo della “moda” del “Free bleeding” che letteralmente significa “Sanguinamento libero”. Consiste nell’usanza da parte di codeste donne di abolire totalmente qualsiasi uso di assorbenti, tamponi o coppette durante i giorni del ciclo mestruale. Nel 2014 questa lercia tendenza è stata rilanciata dall’ennesimo movimento chiamato “Operation Freebleeding“. La ragione? Assorbenti, tamponi e coppette sono considerati strumenti di oppressione patriarcale. L’ossessione contro il patriarcalismo è un delirio costante nel mondo liberal-marxista, un patriarcalismo che ovviamente vedono solo loro nelle loro menti bacate, infatti, nella società che stiamo vivendo (subendo), non v’è più la minima traccia di patriarcalismo. I tre “padri”: il Padre Eterno, la Patria e il padre di famiglia, sono sradicati, estromessi, rinnegati, demolendo la visione verticale della civiltà occidentale, sostituita da un’allucinazione orizzontale basata su un fumoso e ambiguo concetto di fratellanza universale che non affonda le sue radici sul cristianesimo, bensì, su l’egualitarismo illuministico. Che il mestruo sia un fatto naturale della donna della quale essa non debba provare vergogna, è naturale. Patologico mi sembra il lasciarsi sporcare di sangue, senza provare un minimo di pudore, di decenza e di senso igienico. C’eravamo illusi che le follie contestatarie Sessantottarde le avessimo sepolte nel decennio della Thatcher e di Reagan, quegli anni Ottanta che senza riportare le lancette della storia a un passato irripetibile, spurgò l’Occidente dalle infezioni ideologiche di un anarchismo progressista. Ma la storia sembra procedere per cicli e strappi, flussi e riflussi, e così, a ondate, queste fisime su un marcio ideale di pseudo progresso si ripresentano puntuali. L’immonda usanza del “Sanguinamento libero” è talmente idiota che non meriterebbe neppure repliche; non dimostra niente e contesta il nulla; ma è doveroso ricordare che è una pratica indecente, antiestetica, antigienica, che non rappresenta per la donna un passo verso l’emancipazione, al contrario, rivela una regressione allo stato bestiale e volgare. È un insulto ai costumi morali, all’intelligenza, alla decenza e alla dignità della donna. Chi come me ha vissuto gli anni Ottanta, ne conosce le insidie e le contraddizioni; era pericoloso l’edonismo intrecciato al neoliberismo imperante. Tuttavia, ci fu un positivo rigetto delle utopie del decennio precedente, un’ondata di neoconservatorismo, sempre dannato dai nostalgici del rincoglionimento ideologico della propaganda del “pensiero unico”, ma accolto come una “boccata d’ossigeno” dal mondo della destra, compresa quella missina che per ragioni storiche non coincideva certo con il neoliberismo. Gli anni Ottanta furono liberali ma conservatori: di destra. Per avere un’idea delle ragioni di quanto dico, suggerisco la lettura del saggio di Angelo Mellone “Di qualcosa di destra”, del 2006. Quando si slega il liberalismo dal conservatorismo, tal liberalismo degenera in radicalismo. Quando s’immagina un’economia di mercato completamente sganciata da un’idea di Stato, si scivola nell’anarco-capitalismo. Perdere l’idea di Stato, spegne la vista dell’orizzonte, non si ha più un’idea “organica” della società come comunità d’individui. Lo Stato non deve invadere il campo privato e intimo, dell’individuo, ma deve svolgere una funzione “formativa” e “etica” sul piano collettivo. L’idiozia del “Free bleeding” è solo uno degli innumerevoli elementi corrosivi della nostra civiltà. Noi non invochiamo una “restaurazione”, noi contrapponiamo all’azione del reazionarismo progressista, l’azione di una Rivoluzione conservatrice.

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