L’ ossessione di Draghi al Governo

L’ ossessione di Draghi al Governo

Di Gianluca Donati

C’è un nome che circola con insistenza in questi giorni, ed è quello di Mario Draghi. A dire il vero, quell’idea, a me ossessiona da mesi. Dico “ossessiona”, perché dal mio punto di vista sarebbe un incubo. Intendiamoci, non metto in discussione la sua competenza e la sua autorevolezza, ma ho seri dubbi che Draghi, qualora fosse piazzato a Palazzo Chigi, curerebbe i nostri interessi nazionali. Personalmente lo considererei il remake del 2011, quando, l’allora Premier Silvio Berlusconi, lavorato lungamente ai fianchi, dovette dimettersi e cedere il posto a un altro “Mario”, Monti. Il Cavaliere veniva da un lungo periodo di declino, ma i colpi di spread furono decisivi per indurlo alla grande rinuncia. Il giudizio su l’ultimo Governo Berlusconi può anche essere negativo, tuttavia, va riconosciuto che fu l’ultimo governo democraticamente eletto dagli italiani. Monti, accolto come un sobrio salvatore della Patria, si rivelò per ciò che io temevo: un esecutore degli ordini tecnocrati, per far l’interesse dell’euromondialismo. Le condizioni in cui ci troviamo adesso sono analoghe: un governo che ha gestito in modo catastrofico l’emergenza Covid-19 ma che, a differenza del Berlusconi del 2011, non è stato neppure eletto da nessuno. La gravità dell’emergenza del Covid, le limitazioni delle libertà civili, e la crisi economica provocata dai lockdown, stanno generando un disagio sociale molto teso che è sempre sul punto di esplodere. L’impopolarità del governo Conte II, rischia così di spianare la strada a un governo tecnico che – dicono le voci – potrebbe essere presieduto proprio da Draghi. E le “ambiguità” di Berlusconi e di Salvini sull’argomento, provengono proprio da qui. Dalle parti del centrodestra la priorità è mandare a casa l’attuale esecutivo, ma i leader di Forza Italia e della Lega sono abbastanza navigati da sapere che Conte può cadere solo se Matteo Renzi e Italia Viva “staccano la spina”. Per chi conosce le alchimie politiche, però, non è difficile comprendere che Renzi non aprirà la crisi di governo se non avrà la certezza di evitare il voto anticipato che sarebbe fatale per il suo partito. Insomma: Renzi rompe con Conte a condizioni che ci si metta d’accordo su un governo alternativo (che Salvini definisce “governo ponte”). Ovvio che il nome di Draghi sia il più spendibile in questa fase per mettere d’accordo destra e sinistra, o quantomeno, una loro parte. Proviamo a immaginare una coalizione trasversale: Pd, Italia Viva, + Europa, Forza Italia, Lega, con Draghi Premier. D’altronde da più parti ci sono “spinte” perché Draghi salga in sella, come dal neoeletto Presidente Democratico Usa Biden, a Papa Francesco, e ovviamente dall’asse Berlino – Parigi. È una buona notizia? Se confermata, sarebbe una tragedia perché Draghi è il jolly dei “poteri forti” per terminare la svendita dell’Italia e scardinare anche quel poco che resta delle resistenze nazionali. Ovviamente il “mantra” di Giorgia Meloni e del suo partito che ripetono: “tornare alle urne”, è quanto giusto tanto vano, in quanto, se Renzi non toglie la fiducia, il governo non cade e Renzi farà questa mossa solo se avrà la certezza di una maggioranza alternativa, dove probabilmente lui e il suo partito potranno “alzare la posta”. Per cui, Salvini e Berlusconi dimostrano di avere con il tempo “imparato a fare politica”; ovvero, che le maggioranze si decidono in Parlamento (con navigati giochi di palazzo), e che chi vince questa mano potrebbe decidere anche quella decisiva dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Tuttavia, il governo Draghi, se ci sarà, rischia di essere il peggior esecutivo nella storia d’Italia, perché, di fatto, gli oligarchi sarebbero arrivati a dama. Perciò, fa bene Fratelli d’Italia a dire sin da adesso che ne resterebbero fuori (e comunque gli oligarchi non vogliono la Meloni al governo).

A questo punto, sarà interessante osservare, nel caso, come questo esecutivo tecnico governerà, e come Forza Italia, ma soprattutto la Lega, riusciranno a contenere le derive euroglobaliste o quanto si trovasse costretto ad assecondarle. In tal caso la Lega avrebbe avuto il merito di liberarci dal Conte II e dovrà lavorare a contenere – dal governo – le derive draghiane, ma verosimilmente, rischierebbe comunque di perdere consensi, a vantaggio di un Fratelli d’Italia, che restandone fuori si troverebbe una prateria davanti e che potrebbe far crescere il partito in modo inimmaginabile. Ovviamente, tutto questo se davvero a gennaio si aprirà la crisi di governo e se Draghi sarà davvero disposto a scendere in campo.

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