La dodicesima battaglia del Piave

La dodicesima battaglia del Piave

Fu una brutta sconfitta per l’Esercito italiano, un “fosco evento” che peró ha segnato un punto di svolta nel primo conflitto mondiale per i nostri soldati.

Di Marti

La dodicesima battaglia dell’Isonzo, meglio conosciuta come battaglia di Caporetto, viene da tutti ricordata come una disfatta, tanto che, anche in altre lingue, il termine “Caporetto” viene usato per descrivere un evento disastroso.

Ed è vero, fu una brutta sconfitta per l’Esercito italiano, che si trovó ad affrontare una terribile offensiva dei reparti tedeschi e austriaci forti del fatto di non dover più coprire il fronte con la Russia e di poter quindi spostare i loro contingenti sul fronte italiano, riuscendo a far arretrare il Regio Esercito fino al Tagliamento e poi, a novembre, fino al Piave.

Eppure la disfatta di Caporetto non dovrebbe essere ricordata solo come una grave sconfitta, ma piuttosto come un “fosco evento” che peró ha segnato un punto di svolta nel primo conflitto mondiale per i nostri soldati.

Sicuramente anche prima del 1917 non sono mancati atti eroici da parte delle truppe italiane, basti pensare alla conquista del Monte Nero e all’Ottava Battaglia dell’Isonzo, nella quale un reparto di Arditi guidati dal tenente diciannovenne Aurelio Baruzzi spianarono la strada alla conquista di Gorizia, ma si narra che prima del 24 ottobre 1917 il morale delle truppe era ormai logoro, la stanchezza veniva avvertita di gran lunga di più dell’ardore di combattere per la Patria, la vita di trincea era dura e le condizioni alimentari e sanitarie pessime.

Dopo Caporetto peró, ci fu un cambio ai vertici dell’Esercito e, da parte del Generale Diaz, venne inaugurata una nuova politica volta a migliorare le condizioni dei soldati al fronte e questo contribuì, insieme al fatto che per la prima volta gli austriaci avevano conquistato una grossa fetta di territorio italiano, a far nascere nei soldati quella forza di combattere per difendere il proprio Suolo natio dalla furia dello straniero e quella voglia di spendersi per la Patria e per restaurare i sacri confini. 

Anche per la popolazione quello fu un punto di svolta, perché anche i semplici cittadini cominciarono a dare un valore patriottico alla guerra, soprattutto quelli che vivevano nelle zone conquistate dagli Austroungarici e che dovevano sopportare i soprusi e la fame di un’occupazione straniera. 

Caporetto è sicuramente la più grande disfatta della storia delle guerre italiane, ma è anche un punto di rinascita, perchè di lì a poche settimane, i reparti italiani attestatisi su quel fiume che poi verrà ricordato come il simbolo della Vittoria, diedero vita ad una strenua difesa della loro posizione che portó, nell’arco di un anno, alla ricacciata degli austriaci e alla battaglia finale a Vittorio Veneto. 

Perció vogliamo ricordare questo evento non solo per commemorare ancora una volta gli innumerevoli caduti durante la battaglia, ma anche per sottolineare l’eroismo e l’ardore di quei patrioti poco più che ventenni che nel 1918 regalarono all’Italia la Vittoria e lo vogliamo fare concludendo con alcune parole dell’Inno del Piave, che tanto risveglia negli animi l’ardore e tanto commuove:

“No!” disse il Piave, 
“No!” dissero i Fanti!
“Mai più il nemico faccia un passo avanti!”
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
E come i Fanti combatteron l’onde
Rosso di sangue del nemico altero
Il Piave comandó:
“Indietro va’, straniero!” 

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