Lepanto ieri e oggi

Da Poitiers a Lepanto sino a Vienna, celebrare queste vittorie non è solo storia, ma è la nostra storia è la nostra identità. Allora ricordiamo questa data, perché il 2021 sarà il 450° anniversario di Lepanto, ricordiamo quello spirito, quegli uomini e ritroveremo noi stessi.

Di Alessio Benassi

Lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton scrisse:”I bambini sanno già che i draghi esistono. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi.” Purtroppo da grandi si dimentica, non ci si ricorda dei draghi e che possono essere battuti, ed è quello che sta succedendo, l’europa odierna ha dimenticato il suo “drago”, la Turchia.

Quando il 7 ottobre 1571, a Lepanto, la flotta della Lega Santa sfidò e sconfisse le galere ottomane, l’Europa di allora era ben conscia di quale fosse la minaccia e la posta in giuoco, ancora di più se ne resero conto tutti gli stati italiani che si prodigarono mettendo a disposizione navi e armamenti.

La Serenissima era già impegnata contro la Sublime Porta, dopo che i turchi avevano invaso il possedimento veneziano di Cipro, e metà della flotta era composta da sole galere veneziane comandate da Sebastiano Venier. L’appello di S. S. Papa Pio V spinse altri ad unirsi alla causa, l’altra metà della flotta era formata da galee dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana del Ducato di Urbino, della Repubblica di Lucca (che partecipò all’armamento delle galee genovesi), del Ducato di Ferrara e del Ducato di Mantova. Un totale di 204 galee, sei galeazze, 28.000 soldati, 12.920 marinai, 43.500 rematori e una potenza di fuoco di 1.815 cannoni, il comando fu affidato a Don Juan d’Austria, Marcantonio Colonna, Pietro Giustiniani e Gianandrea Doria.
La flotta ottomana poteva contare su più navi e uomini, ma una potenza di fuoco minore, solo 750 bocche da fuoco circa, ed era comandata da Müezzinzade Alì Pascià, Mehmet Shoraq (Scirocco) e il terribile corsaro Uluč Alì (Occhialì).

Ma la vittoria di Lepanto non fu solo un segno che i principati d’Italia, se uniti, potevano fare molto contro i turchi, rappresentò in primo luogo una vittoria di fede, la fede cattolica cristiana mise assieme questi “fratelli tutti” italici e ispanici spesso divisi, che con ardimento sfidarono il mare e vinsero, come verrà ascritto negli allori della storia:”Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii, victores nos fecit” (non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori).
Ma in egual misura la battaglia ebbe un eco fondamentale nei secoli, dimostrò che il Mediterraneo non era un lago turco e sottolineò che gli ottomani potevano essere sconfitti, la mezzaluna che insanguinava e terrorizzava l’Europa poteva essere battuta, e Lepanto e Vienna ne furono la sciacciante prova.

Oggi invece, in un assurdo parallelismo, abbiamo una Turchia sempre più bramosa di conquiste, che invia soldati in Siria, Libia, Balcani, Corno d’Africa e manda navi da guerra contro Grecia e Cipro.
L’unione europea e l’Italia sono incapaci di difendere i propri confini, hanno dimenticato il Mediterraneo una terra di nessuno in mano a scafisti e turchi.
Da un lato abbiamo Erdogan che celebra la conquista di Costantinopoli, islamizza Santa Sofia facendone una moschea e festeggia Mazincerta, dall’altra abbiamo leader europei divisi e menefreghisti, un Papa che celebra l’unità di tutte le confessioni e la fratellanza di tutte le religioni. Un europa che si sgretola d’innanzi alle sciabole neo ottomane, come un’ arcigna vecchia che guarda agli spicci mentre un drago famelico ruggisce sull’uscio di casa.

Ecco perché Chesterton aveva ragione, i “draghi” possono essere uccisi ma solo se ci ricordiamo delle storie, da Poitiers a Lepanto sino a Vienna, celebrare queste vittorie non è solo storia, ma è la nostra storia è la nostra identità.
Allora ricordiamo questa data, perché il 2021 sarà il 450° anniversario di Lepanto, ricordiamo quello spirito, quegli uomini e ritroveremo noi stessi.

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