Pence: un ottimo dibattito con un obbiettivo preciso, la classe media bianca e cristiana del midwest

Dal momento che il travaso verso i dem 2020 non è facile, data la differenza ideologica createsi, e che il Gop è in vantaggio nella registrazione di nuovi elettori in questi stati chiave (il che non sembrerebbe confermare le buone aspettative del DNC sull’afflusso di “forze nuove”), l’obiettivo deve essere solo e soltanto cercare di mantenere il più possibile questi elettori.

Di Francesco Gonzaga

A mio avviso, lo staff elettorale repubblicano ha preparato il dibattito in modo eccellente, identificando alla perfezione il target a cui si voleva puntare:
Elettore del Midwest, conservatore o moderato, working class medioalta o altolocato, bianco, religioso, già elettore del GOP nel 2016.

Una cosa che spesso si dimentica a mio avviso, è che nel 2016 Trump ha vinto ben 316 grandi elettori, non pochi, con tre stati chiave del midwest quali Wisconsin, Michigan, Pennsylvania (più l’Ohio). Dal momento che il travaso verso i dem 2020 non è facile, data la differenza ideologica createsi, e che il Gop è in vantaggio nella registrazione di nuovi elettori in questi stati chiave (il che non sembrerebbe confermare le buone aspettative del DNC sull’afflusso di “forze nuove”), l’obiettivo deve essere solo e soltanto cercare di mantenere il più possibile questi elettori.

Fatta questa premessa, Pence ha giocato a mio avviso una partita magistrale, attaccando Harris su tutti i punti più importanti per questo elettore, che sono quelli che vedete qua sotto, verosimilmente, riportando una “vittoria” dialettica a mio avviso netta. Lo ripeto, non una vittoria dialettica per forza “oggettiva”, ma una vittoria dialettica nell’immaginario medio dell’identikit elettorale sopra delineato.
Di seguito, a mio personale giudizio, i punti del dibattito ove Pence ha acquisito un vantaggio su Harris, agli occhi dell’elettore sopra descritto.

Tema Covid: tra le ovvie schermaglie dei due candidati, con Harris che cercava di sottolineare l’inadeguatezza della risposta dell’amministrazione Trump e Pence l’esatto contrario, a furia di dati, tutti piuttosto invero interpretabili, il concetto politico di Pence è stato ad un certo punto netto: “crediamo nella capacità degli americani di auto regolarsi di fronte al virus, Biden e Harris credono solo nell’imporre divieti e regolamentazioni”

Tema Tasse personali di Trump: al di là della veridicità o meno, Pence molto bravo a girare l’attacco di Harris su un tema molto caro all’elettorato menzionato sopra. Il fatto che il presidente sia stato un grande “job creator”

Tema tasse in generale : qui forse il punto migliore di Pence. Un eccellente esempio diretto di e ben documentato di come la riforma fiscale dell’amministrazione Trump abbia portato per una famiglia di 4 persone di classe media un risparmio di 2mila dollari annui in tasse, e di come l’aumento dei salari orari reali negli ultimi tre anni abbia portato ad un aumento salari di 4mila dollari per i redditi medi familiari, specialmente per le classi di “blue collar”. Harris parla di tasse alla big companies, di istruzione gratuita (anche bene), ma per me non ha fatto grande presa.

Tema fracking, cambiamento climatico, green new deal: su questo punto per me, al di là del risultato, Pence è stato molto bravo a rimanere aderente al “piano partita”. Direttamente intavolando il tema del fracking (come sappiamo dirimente in Pennsylvania), ha parlato di cambiamento climatico e ambiente specialmente in ottica di posti di lavoro creati o possibilmente persi. Sa bene infatti, come si vede sotto e come detto prima, quali sono gli interessi del suo elettorato. Chiaramente non ha mancato di menzionare l’interesse (possiamo dire molto retorico e vago) della sua amministrazione verso la cura dell’ambiente. Ma ha detto chiaro e tondo: a Harris interessa la sua agenda ambientalista radicale più dei posti di lavoro degli statunitensi, e noi questo non lo faremo mai.
Di nuovo, attacco sulle tasse e regolamentazioni imposte per via del green new deal.

Trade war, Cina, posti di lavoro in manifattura: francamente qui non ho capito come mai la Harris si sia andata a infilare da sola in un argomento ostico. Ha detto che gli Usa hanno perso la guerra commerciale (letteralmente “you lost that trade war”) e hanno perso posti nel manifatturiero. Ovviamente Pence non si lascia scappare l’occasione, onestamente credo gli americani sappiamo benissimo che, al netto della pandemia e della crisi ad essa legata, decretare insuccessi su questa linea politica intrapresa nei tre anni dal governo è alquanto arduo.

A livello comunicativo, Pence mi ha stupito: ha risposto con un espressione di stupore a proposito della “perdita” della guerra, aggiungendo “ Biden non l’ha neanche mai combattuta, è stato per decenni la cheerleader della Cina”.

Subito dopo un’altra stoccata magistrale: Pence ricorda che Harris è stata una dei soli 10 senatori a votare contro il rimpiazzamento del Nafta con il UMSCA, e che, prendendo ad esempio il fatto che il settimanale Newsweek l’abbia definita la senatrice più liberal di tutto il senato, anche più di Bernie Sanders, le interessa solo la sua agenda ambientalista radicale e i diritti civili, e non le richieste dei lavoratori.

Crime and Justice: le posizioni si sanno bene, ho trovato Pence meno diretto su questo tema. Si limita a dire che rispetta il giudizio della coorte a proposito di Breonna Taylor, che le proteste sono inammissibili. Harris tira fuori il suo cv come procuratore, Pence l’attacca abbastanza bene sul suo trascorso, cominciando lo stereotipo sulla California abbastanza diffuso tra l’elettore gop del midwest: una terra senza legge dove le minoranze in gran parte afroamericane sono responsabili di un gran numero di crimini.

Aborto: ho trovato la posizione di Pence veramente netta, questo mi ha fatto pensare ad una targettizzazione dell’elettore come da difendere, e non da conquistare. Ha detto di essere decisamente contrario all’aborto attaccando Harris e Biden per essere troppo soft e possibilisti sul tema.

Ci sono stati altri temi, chiaramente. Questi secondo me quelli dove Pence ha conseguito un vantaggio agli occhi dell’elettorato ricercato.

Difficoltà di Pence, agli occhi dell’elettorato sopra descritto e in generale:

Healthcare plan: non ha fornito una risposta concreta su come proteggere le persone con condizioni preesistenti. Questo a mio avviso il punto più scoperto per i gop della serata. Non bene, su un tema molto sentito.

Scarsa attenzione all’elettorato ispanico, che è realmente decisivo. Qualche giorno fa io sostenevo che mi aspetto ottime risposte dall’elettorato ispanico(messicano) giovane e blue collar di Ariz, Texas, Nevada per il Gop. Guardando questo dibattito, non credo abbiano trovato grandi stimoli. A parte forse la questione sulle tasse generali, nessuno dei punti di Pence era diretta a loro.

La differenza veramente netta e sensibile tra l’atteggiamento di Pence, educatissimo e davvero signorile, e quella di Trump nel dibattito scorso. Temo oggettivamente ogni elettore, guardandolo, abbia pensato “ però, come è educato Pence, non come…” e non è un bello spot, purtroppo.

In chiusura, due riflessioni strettamente personali:

La tristezza della stampa italiana specializzata , che con tutto ciò di cui sopra, da commentare e se non altro condividere, si sofferma sulla mosca in testa a Pence e sulle barriere dì plexiglas

L’imbarazzo ad un certo momento del discorso di Harris, che citando i 400 milioni di debiti della Trump Org. sostiene “ significa che il presidente deve tanti soldi a tanta gente, dunque è sotto ricatto e in conflitto d’interessi”. Qualcuno spieghi il concetto di leverage sugli asset a Kamala, l’azienda di Trump, con rapporto debt/asset 0,36, è addirittura sotto indebitata solo la media. Errore grossolano e grave

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