Pescatori tornati a casa, ma a che prezzo?

Pescatori tornati a casa, ma a che prezzo?

Di Alessio Benassi

I pescatori italiani sono liberi, finalmente dopo più di cento giorni sono stati liberati dalla prigionia in Libia, una notifica meravigliosa per i diretti interessati, le loro famiglie che potranno riabbracciarli e l’Italia tutta che sperava nell’arrivo di questo giorno.

Ma purtroppo, quando si tratta di Conte e Di Maio, una nota dolente c’è e bisogna guardare al Mediterraneo e Bengasi. Perché il viaggio di Conte in Libia, accolto dal picchetto d’onore e ricevuto dal generale Haftar, una coreografia escogitata nei minimi dettagli dal leader libico che in grave difficoltà militare, interna e diplomatica ora trova nella visita della delegazione italiana una legittimazione e una riprova del suo peso. Infatti Haftar, dopo i rovesci militari in Tripolitania contro le truppe di Serraj supportate dal preponderante peso turco, ha visto il suo astro offuscarsi. Ora, con il sequestro dei nostri connazionali prima e la liberazione poi, il rais della Cirenaica mostra di aver la facoltà di rapire dei civili di un paese europeo come l’Italia, con l’aggiunta di quest’ultima che per incapacità diplomatico-strategica e militare del suo esecutivo non ha saputo fare nulla, e per poi trattare con Roma uscendone fortificato sul piano strategico.

Purtroppo il problema è questo, oltre al danno la beffa, l’inadeguatezza di Conte nel permettere il sequestro prima, l’incapacità di difendere i confini marittimi di questa compagine politica al governo, la lunga prigionia, la scena della missione in Libia e la liberazione dietro a promesse e cessioni all’uomo forte di Bengasi.
L’Italia esce malconcia sul piano estero, a parole sostiene Serraj ma ora si piega ad Haftar dimostrando che basta rapire dei nostri cittadini per ottenere tutto, se Haftar fosse stato più deciso Di Maio avrebbe ceduto tutta la Sicilia in questi termini.

Se questa “strategia” continuerà, per l’Italia si prospetteranno tempi nefasti, strangolati nel nostro mare da tutti, e cosa peggiore, con il nostro consenso.

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