Processo Salvini: una farsa senza fondamento giuridico?

In merito al processo a Salvini la domanda che sorge spontanea è quale sia la notitia criminis sulla base della quale si processa il leader? La risposta è nessuna. Ecco perchè.

Di Samuele Valente

Più di un anno fa la procura di Siracusa apriva un’inchiesta nei confronti del leader della Lega. Il fatto: aver impedito lo sbarco di 131 naufraghi dalla nave Gregoretti. La domanda che sorge spontanea è quale sia la notitia criminis sulla base della quale si persegua il leader. La risposta è nessuna. E a dirlo non è il sottoscritto. È Luca Palamara, ex membro del Csm, nonché più giovane presidente di ANM, il quale concordando sul fatto che non vi fossero presupposti legali, in via confidenziale e al Procuratore di Viterbo Luca Auriemma, rispondeva ’no hai ragione, ma ora bisogna attaccarlo’. È emerso durante magistropoli, vicenda molto più grave rispetto a un processo qualunque per sequestro, ma sempre taciuta.

Nonostante una prima richiesta di archiviazione da parte del Pm, il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere. La vicenda è quindi arrivata in Senato che, ai sensi dell’articolo 9 della legge cost. 1/1989 è stata a chiamato a valutare se il ministro ‘’abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo’’.

Come ci si aspettava l’autorizzazione è stata avallata e non certo perché il ministro non avesse perseguito l’interesse pubblico. Le posizioni sono state strettamente strumentali, prive di qualsiasi fondamento normative ed esclusivamente di stampo politico. In gergo lo chiamano fumus persecutionis, di fatto è smania di delegittimare l’avversario politico per mezzo della gogna giudiziaria, perché alle urne non si è capaci.

Cosi si è arrivati al tre ottobre, quando Salvini compare alla prima udienza. Ancora una volta la pubblica accusa, in ottemperanza della sua onestà intellettuale chiede l’archiviazione, ma il Gup si è mostrato intento ad ascoltare altri ministri, tra cui Toninelli, di Maio e il Presidente del Consiglio Conte. Durante il processo, una lastra di cinquanta kg in marmo cade sull’Avv. Giulia Bongiorno ferendola. Qualche ora più tardi in conferenza stampa, avrà modo di dichiarare:

‘’Abbiamo ribadito che non esiste un obbligo di sbarco immediata. Esiste una flessibilità che è parte degli accordi tra gli stati membri. Abbiamo sottolineato che la procedura che è stata utilizzata nel caso della Gregoretti non era una iniziativa estemporanea di Salvini che era improvvisamente impazzito: la scelta di attendere prima di fare sbarcare i migranti, si inseriva in una procedura prevista anche nel contratto di governo e dal Consiglio del 18 giugno 2018. Una procedura che prevede un tempo di due settimane, ben più lungo dunque di quello utilizzato da Salvini”.

Abbiamo documentato che c’è un errore di traduzione dall’inglese: il termine che loro indicano come immediatezza è invece ‘until’, che tutto è tranne immediatezza – spiega l’avvocato Bongiorno -. La normativa europea parla di flessibilità e ragionevolezza, non esiste obbligo di sbarco immediato. Abbiamo anche sottolineato che la scelta di far attendere prima di sbarcare i migranti si inseriva in un ambito previsto nel contratto di governo e dalle norme Ue. La procedura prevedeva prima la ridistribuzione e poi lo sbarco. Salvini attendeva che fosse rispettata la procedura già prevista dal Consiglio d’Europa, e che sussiste tuttora”.

Non ci resta che attendere e rimetterci alle decisioni dei giudici, che più che probabilmente saranno di proscioglimento.
Una conclusione però possiamo già trarla: perché si possano svolgere le udienze occorrono le strutture, perché si possa parlare di reato occorre il fatto antigiuridico.
Senza le strutture i tribunali cadono a pezzi. Senza i fatti i processi diventano farsa.

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